INTERVENTO PER LA FESTA DELL’ACCOGLIENZA A LASINO IL 30 SETTEMBRE 2018.

Oggetto: la RESPONSABILITÀ.

Ringrazio la Comunità Murialdo dell’invito, per questa bella iniziativa e per l’opportunità che questo coinvolgimento offre a noi volontari del Gruppo Caritas. Questo coinvolgimento, vuole avere l’intento di offrire una occasione, una vita di relazione allo straniero, all’immigrato. Partendo dalla convinzione che tutte le culture hanno la stessa dignità, è necessario trovare dei terreni di incontro. Infatti una società può essere multiculturale, ma non necessariamente interculturale: convivono, ma non dialogano. Per dialogare ci vuole la volontà a monte e cioè la volontà di relazionarsi con la diversità, andare più nel profondo, alle radici.

In questo vorrei inserire gli obiettivi della Caritas Territoriale: presta aiuto ai più deboli e a coloro che ne hanno bisogno, indipendentemente dalla loro provenienza, lingua, colore della pelle, religione, sesso, età. La Caritas prescinde anche da valutazioni su colpevolezza o innocenza delle persone; opera invece in base alle priorità e urgenza dei bisogni.

La Caritas è informata sulle situazioni di bisogno esistenti sul territorio ed è un punto di riferimento per le persone in difficoltà alle quali offre consulenza, accompagnamento e aiuto. Inoltre la Caritas si impegna sempre a fare in modo che la propria Comunità prenda consapevolezza delle povertà e dei bisogni e si attivi per contrastarli: “responsabilità della Comunità”.

Dalle nostre LINEE GUIDA: L’atteggiamento nostro è quello della disponibilità e una posizione di non direttività: non siamo presenti per indirizzare la gente, ma per ascoltare e cercare di far spazio all’altro. Il CAMBIAMENTO in senso  lato e positivo è quindi l’obiettivo generale di una relazione di aiuto mediante un processo secondo il quale la persona aiutata acquisterà nuovi comportamenti; chi offre l’aiuto  ha la RESPONSABILITÀ di favorire nell’altro questo sviluppo o acquisizioni. E’ quindi importante sapere in che direzione muoversi tenendo conto che il fine ultimo è: “dove la persona vorrebbe essere” rispetto a “dove si trova”. In sostanza l’aiuto deve lasciare nella persona una qualche eredità; ossia di essere da lì in poi maggiormente efficace nella soluzione dei propri problemi. L’obiettivo è favorie la maggior valorizzazione delle risorse personali della persona. Il colloquio al CedAS non è una conversazione o una discussione, né un’ intervista né tantomeno un interrogatorio, ma nemmeno un dialogo – monologo. Il colloquio richiede: 1)  grande fiducia nelle risorse che ognuno possiede; 2) assoluto rispetto della persona e della sua libertà; 3)  impegno personale per attivare le risorse della persona; 4)  consapevolezza che i consigli, oltre ad essere inutili, possono essere anche dannosi, cioè possono per esempio rendere la persona dipendente o farle assumere un atteggiamento opposto a quello suggerito. Il centro di ascolto deve diventare sì  antenna dei bisogni, ma essere anche continuamente tentato dal passaggio dalla solidarietà alla tutela dei diritti, perché non avvenga che si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia. Quindi i nostri volontari non sono dei delegati alla gestione di quanto compete ad altri, ma devono sollecitare l’intervento dovuto, denunciare le inadempienze,  esigere ciò che i diritti di cittadinanza garantiscono.

Nel colloquio di aiuto, se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto  non è quello di dirgli cosa fare, quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la situazione e a gestire il problema prendendo da sola e pienamente la RESPONSABILITÀ delle scelte. Dobbiamo arrivare a capire , noi prima di tutto, che chi ha un disagio è costretto a chiedere, è in difficoltà; la nostra “manovrabilità” in questi casi può essere importante, ma deve tendere a rendere liberi e rendere felici. Rendere liberi perché non abbiamo il diritto  di gestire la vita dell’altro. E qui subentra il concetto di sussidiarietà che vuole dire: “ senti caro mio, in quello che non riesci a fare da solo ti aiutiamo noi; ma levati dalla testa che ti sostituiamo in tutto”. La persona deve essere accompagnata a scoprire le cose da sé, (come affermava Socrate), affiancato dal suo “ facilitatore” , in un viaggio in cui cresce lui e, assieme, anche l’accompagnatore. Questo s’intende per relazione di aiuto, e questo esige la dignità di ogni persona.

Nell’attuale contesto civile fortemente deresponsabilizzante, tendente a rifugiarsi nel “privato“,  incapace di facilitare un impegno radicale e continuo, la corresponsabilità è una scelta irrinunciabile; una corresponsabilità in grado di far crescere autentica sussidiarietà. E quindi l’azione più impegnativa non è tanto quella di soddisfarla nella prima richiesta di aiuto, ma quella di valorizzarne la responsabilità. Essere consapevoli che bisogna accompagnarla, ma coinvolgendo lei stessa , oltre che la Comunità.

E quindi sentirsi responsabili, da parte nostra, significa sentirsi interpellati dai problemi, dover rispondere dei propri fratelli e perciò del dovere di contribuire  per lenire le sofferenze, le povertà e i disagi delle persone. E’ come quando scatta un bisogno emergente, ad esempio un incidente sulla strada: dobbiamo fermarci, aiutare, telefonare, anche se ciò comporta disagio, interruzione dei nostri programmi. L’esercizio della carità non è indolore, esige sacrificio e qualche rinuncia. Anzi di più, non c’è responsabilità se non laddove “noi sentiamo”  di essere resi responsabili da qualcuno che, a causa della sua fragilità, confida nel nostro aiuto e ci chiede di farci carico del suo destino.

Motivazioni del volontario Caritas: Il volontariato Caritas si muove tenendo conto che le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano  integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti. Infatti il fondatore della Caritas papa Paolo VI propose la carità cristiana come principale forza a servizio dello sviluppo e che nessuna struttura può garantire tale sviluppo al di fuori e al di sopra della responsabilità umana. Nel disegno di Dio, ogni uomo  è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione, quindi non un uomo ridotto a mezzo per lo sviluppo, ma una carità che è umiltà di chi accoglie una vocazione che si trasforma in vera autonomia, perché rende libera la persona. Ciascuno quindi rimane, qualunque siano le influenze che si eserciatano su di lui, l’artefice della sua riuscita o del suo fallimento. (Secondo lo psichiatra V. Frankl essere uomo significa  contemporaneamente essere cosciente ed essere responsabile e quindi una buona azione è quella di condurre l’uomo a riconoscere questa sua  responsabilità.)

Nella molteplicità delle persone aiutate che abbiamo avuto modo di accompagnare in questi ultimi anni vi espongo brevemente la storia di un nucleo familiare residente in valle. Già dal 2013 abbiamo avviato i primi contatti, con il padre e successivamente con tutti gli altri membri della famiglia che presentavano varie tipologie di richiesta di aiuto. Come avviene in questi casi, i bisogni materiali espressi celavano anche problematiche  più profonde e complesse. Il problema di base è stato espresso nell’aiuto alla ricerca di un lavoro per il capofamiglia. La presa in carico da parte del Gruppo si è orientata quindi,  in un primo tempo , e come  si fa di consueto, nella ricerca della soluzione condivisa ai problemi più urgenti e di natura materiale. La soddisfazione dei primi bisogni per  un dignitoso sostegno si è concretizzato ad esempio nel pagamento dell’affitto e nell’offerta di pacchi viveri. E’ evidente che la presenza di figli anche minori comportava una analisi approfondita dei vari problemi che man mano emergevano; ed esempio il bisogno di sostegno per la quota mensa della scuola, l’acquisto del materiale   di cancelleria ad inizio anno scolastico, al supporto con del vestiario adeguato, all’aiuto nel permettere l’iscrizione alle attività proposte dalla scuola con un contributo finalizzato ad offrire allo studente le stesse oppotunità degli altri compagni di classe. Ad un dato momento la perdurante assenza del padre nel sostegno alla famiglia ha comportato l’acuirsi dei già pesanti problemi in campo. Ci si è indirizzati quindi, avvalendoci anche della preziosa collaborazione ed esperienza dei Servizi Sociali della Comunità di Valle, nella ricerca di una occupazione dignitosa dei figli. Siamo riusciti a inserire il maggiore in una cooperativa lavoro di Trento coinvolgendolo responsabilmente nei colloqui di lavoro organizzati col responsabile dell’ azienda. Impegno che ha assolto onorevolmente con nostra grande soddisfazione e che sapevamo gli avrebbe dato quelle referenze necessarie ad arricchire il suo C.V.nella ricerca di un lavoro successivo. La madre, in questo contesto, ha occupato un ruolo decisivo nella tenuta del legame familiare, e proprio per sostenerla in questo le si è offerto una occasione di acquisire i principi base della lingua italiana, oltre a sostenerla in alcune cure sanitarie.  Nei vari colloqui promossi al fine di ottimizzare il rapporto collaborativo vi è stata una buona risposta, nel solco dell’impegno responsabile che noi volontari ci vogliamo porre come valore, e cioè quella di rendere la persona  e, sperabilmente l’intero nucleo familiare, autonomo nelle sue decisioni finali. Questo per ridare ad essi dignità, autonomia e responsabilità nel praticare le proprie scelte.  Il buon rapporto che si è consolidato nella continuità, ha permesso che si stabilisse un clima di reciproca fiducia e di reciproca crescita e che nel tempo ha ottenuto un atteggiamento più responsabile soprattutto da parte dei figli che stavano attraversando la fase adolescenziale. L’epilogo recente della storia che vi ho bevemente esposto  ha portato al ricongiungimento della famiglia con il padre in un contesto lontano dal nostro e che devo dire ci ha emotivamente un po’ spiazzato dato il legame che si era creato nel tempo. Ma questo fa parte della evoluzione mai prevedibile  e alla quale probabilmente facciamo fatica ad adeguarci nella misura in cui diventa “troppo nostra” la vicenda che stiamo seguendo, pretendendo magari di trarne una soddisfazione personale che non ci spetta.  Abbiamo l’obbligo con sano realismo di porci dei limiti, almeno nelle aspettative,  e proseguire il viaggio, liberi dall’esito.

L’esposizione, volutamente rispettosa della privacy della famiglia.

Sussidi : Rif. Linee guida del CedAS di Rovereto.

Piano operativo: principi valoriali e operativi, tecniche di ascolto, motivazioni, una storia da condividere.

Settori:  CedAS – Vestiario – Mobili – Pacchi viveri – Casa Giano.