Caro Italo,

ti porgo un grande, affettuoso abbraccio a nome di tutti i volontari del gruppo Caritas della Valle dei Laghi.  Ti ho conosciuto in un momento in cui tu eri già grande , eri già avanti nel percorso , sulla strada della ricerca e della accoglienza dell’Altro. Avevi già capito che l’accoglienza dell’Altro presuppone lo svuotamento di sé, unica condizione per far posto al bisogno del nostro prossimo. Mi dicevi che siamo troppo pieni di cose, che non abbiamo più spazio per l’altro. Ti facevi umilmente da parte per permettere a noi volontari di provare, di cercare la strada, l’unica strada possibile dell’accoglienza. Ci hai permesso di sbagliare e ancora ci incoraggiavi. Noi, che in questo mondo cerchiamo la modalità efficentista del razionalismo freddo che ci fa disprezzare o commiserare colui che non è allineato, che non ce la fa, supponiamo sempre di avere la capacità e l’esperienza per poter giudicare l’altro, per potergli offrire, noi, la soluzione giusta ai suoi problemi. Ma tu avevi già capito che la strada non era quella della risposta frettolosa ad una richiesta di aiuto, perché ciò avrebbe nascosto un bisogno nostro, personale, di trovare soddisfazione immediata. Quella strada non promuove la libertà del nostro prossimo, non promuove la sua dignità.

Al Centro di Ascolto la presa in carico della persona bisognosa presuppone la disponibilità ad accompagnarlo, a cercarlo, quando egli dissimula la parte più  remota di sé. La tua fede nelle persone ti consigliava una prudenza vigile, un cammino insieme all’altro, coinvolgendo l’altro, non sostituendosi a lui.  Spesso, ci dicevamo, accampiamo delle scuse, non vogliamo riconoscerci la fortuna, quale fortuna?, quella di avere ricevuto, ed è solo questa consapevolezza il presupposto per disporci al dono. Al dono di sé. E’ più facile porgere un breve saluto e poi scappar via con la scusa di dover dedicarci ad altri problemi. Non è così che tu operavi. Dedicavi molto del tuo tempo alle persone che seguivi,  cercando soluzioni ai pur difficili intrighi burocratici, coinvolgendoci  con la prudenza che ti ha sempre contraddistinto. La Carità, ci facevi capire, non si occupa dei bisogni delle persone, ma delle persone, perciò noi non diventiamo competenti di una parte delle persone, ma competenti nel guardarne il volto,  e nell’ascolto delle loro storie.

I volontari della Caritas ti abbracciano come tu abbracciavi noi, sempre. Sarai sempre nei nostri cuori, perché il dono libero della tua umanità, sarà modello e punto di riferimento per la nostra fede nei fratelli che avremo in dono di incontrare.

Ti saluto, ciao Italo e grazie ancora per tutto.